Dott.ssa Tenconi Chiara
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21-09-2026
LA RABBIA DI MATTEO Posso sentire la rabbia senza essere costretto ad agirla. Episodio 4 di 4
Legami Narrativi Le emozioni si imparano nella relazione
Ti ho detto di spegnere il tablet. NO! È ora di cena. LASCIAMI STARE! La voce del bambino sale. Anche quella della mamma. Non parlarmi in questo modo! SEI CATTIVA! A quel punto la mamma gli strappa il tablet dalle mani. Lui urla ancora più forte. Lei sente il cuore accelerare, il corpo irrigidirsi, la rabbia salire. In pochi minuti non c′è più soltanto un bambino arrabbiato. Ci sono due sistemi nervosi attivati nella stessa stanza. E ciascuno sta reagendo all′attivazione dell′altro. Quando il no del bambino diventa una sfida Nei primi anni di vita opposizione, protesta e rabbia fanno parte anche del processo attraverso il quale il bambino sperimenta progressivamente la propria autonomia. Io posso volere qualcosa di diverso da quello che vuoi tu. Non significa che ogni comportamento debba essere accettato. Significa però che il no del bambino non è necessariamente una sfida all′autorità dell′adulto. Eppure può essere facile viverlo proprio così. Mi sta provocando. Lo fa apposta. Vuole vedere fin dove può arrivare. Non posso permettergli di vincere. Quando questo accade, il conflitto rischia di diventare simmetrico: non siamo più un adulto che aiuta un bambino ad attraversare una frustrazione, ma due persone impegnate a stabilire chi avrà l′ultima parola. L′adulto alza la voce. Il bambino alza ancora di più la propria. Arrivano minacce, punizioni, parole offensive e, talvolta, anche comportamenti fisicamente aggressivi. Ma c′è un elemento ancora più interessante da osservare: la stessa regola, giorni diversi. Immaginiamo che il giorno successivo accada qualcosa di molto simile. Il bambino protesta perché non vuole vestirsi. Questa volta non c′è fretta. La mamma è tranquilla. Dai, monello Ride e finisce per vestirlo lei. Qualche giorno dopo la stessa protesta avviene al parco. Ci sono altre persone intorno. Qualcuno guarda. La mamma si irrigidisce. Adesso basta. Mi stai facendo fare una figuraccia. Tre comportamenti simili. Tre risposte completamente diverse. Cosa è cambiato? Non necessariamente la regola. È cambiato lo stato interno dell′adulto. La stanchezza. La fretta. Una giornata difficile al lavoro. Il telefono che continua a suonare. Essere impegnati in qualcosa che non vogliamo interrompere. La presenza dei nonni. Gli sguardi degli altri. Il timore di essere giudicati come genitori. E naturalmente anche la nostra storia personale con la rabbia, il conflitto e l′autorità. Nessun genitore può essere perfettamente coerente e disponibile in ogni momento. Ma quando le risposte diventano molto imprevedibili, per il bambino può diventare difficile comprendere e interiorizzare la norma. Il messaggio rischia di non essere più: Questo comportamento non è consentito. ma: Devo capire come sta l′adulto oggi per sapere dove si trova il limite. Poi il bambino cresce. A volte, con il passare degli anni, accade qualcosa di apparentemente opposto. Il genitore che inizialmente cercava di fermare la rabbia del bambino con altra rabbia comincia ad avere paura delle sue reazioni. Se gli dico di no diventa ingestibile. Preferisco lasciar perdere. Quando parte non si ferma più. Ho paura di perdere il controllo anch′io. Il bambino o il ragazzo può urlare, insultare, sputare, mordere, colpire, denigrare. E progressivamente il limite arretra. Non necessariamente perché l′adulto consideri accettabili quei comportamenti. A volte perché sente di avere soltanto due possibilità: esplodere oppure cedere. Ma esiste una terza possibilità. Accogliere la rabbia non significa arrendersi alla rabbia Ed è qui che incontriamo "La rabbia di Matteo", scritto e illustrato da Ian De Haes. Nella storia la rabbia di Matteo prende progressivamente la forma di animali sempre più potenti, fino a diventare un enorme drago. È una metafora molto efficace di qualcosa che conosciamo tutti. La rabbia può dare energia. Può farci sentire forti. Può aiutarci a protestare, a difendere un confine, a reagire a qualcosa che percepiamo come ingiusto. La rabbia non è quindi un′emozione sbagliata. Il problema nasce quando la sua intensità diventa tale da ridurre progressivamente la nostra possibilità di scegliere cosa farne. Per un bambino questa capacità non è ancora pienamente disponibile. Ha bisogno di costruirla. Puoi essere arrabbiato. Non puoi farmi male. Immaginiamo nuovamente la scena del tablet. Il bambino urla. L′adulto potrebbe provare a dire: Sei arrabbiatissimo. Avresti voluto continuare. Questo è riconoscere l′emozione. Ma subito dopo può aggiungere: Puoi essere arrabbiato. Non puoi sputarmi addosso. Il tablet per oggi rimane spento. Questo è mantenere il limite. Le due cose possono stare insieme. Tutte le emozioni sono legittime. Non tutti i comportamenti lo sono. Accogliere un′emozione non significa permettere qualsiasi comportamento. E mettere un limite non significa negare l′emozione che quel limite provoca. Prima della regolazione c′è la co-regolazione, un bambino piccolo non possiede ancora tutte le capacità necessarie per attraversare autonomamente stati emotivi molto intensi. Le costruisce progressivamente dentro le relazioni. All′inizio qualcuno mi aiuta. Mi guarda. Dà un nome a ciò che sta succedendo. Mantiene un confine. Rimane sufficientemente stabile mentre io sono agitato. Non sempre, naturalmente. Anche gli adulti perdono la pazienza, urlano, sbagliano. La differenza non la fa un genitore perfettamente regolato. La può fare anche la capacità di riparare. Prima ho urlato. Ero molto arrabbiata, ma non avrei dovuto parlarti così. Il limite non viene cancellato. L′adulto si assume però la responsabilità del proprio comportamento. Anche questo insegna qualcosa sulle emozioni. Quando la rabbia del bambino incontra la nostra Forse allora, davanti a un′esplosione di rabbia, prima ancora di domandarci: Come faccio a calmarlo? possiamo provare a chiederci: Che cosa sta succedendo dentro di me mentre lui è così arrabbiato? Mi sento sfidato? Impotente? Giudicato? Ho paura di perdere il controllo? La sua rabbia mi spaventa? Mi ricorda qualcosa della mia storia? Perché è difficile aiutare qualcuno a regolare un′emozione quando quella stessa emozione ha già travolto anche noi. Ed è qui che l′ultimo albo incontra il precedente, "Io fuori, io dentro": Cosa vedo fuori in mio figlio? Cosa potrebbe accadere dentro di lui? E cosa sta succedendo dentro di me mentre lo guardo? Quando l′oppositività diventa una difficoltà importante Non tutti i comportamenti oppositivi sono semplicemente una fase evolutiva. Quando impulsività, aggressività, oppositività o difficoltà nel rispettare i limiti diventano intense, persistenti e compromettono significativamente la vita familiare, scolastica o relazionale, può essere utile una valutazione specialistica. Diagnosi come ADHD o Disturbo Oppositivo Provocatorio richiedono un′attenta valutazione clinica e non possono essere spiegate semplicemente come conseguenza di una presunta cattiva educazione. Allo stesso tempo, anche quando è presente una condizione clinica, comprendere le dinamiche relazionali e aiutare gli adulti a costruire risposte più prevedibili, coerenti e regolative può rappresentare una parte importante dell′intervento. Le emozioni si imparano nella relazione Con "La rabbia di Matteo" arriviamo alla fine del nostro piccolo percorso attraverso quattro albi illustrati. Siamo partiti da "Facciamo le facce": TI VEDO Prima ancora di conoscere le mie emozioni, incontro qualcuno che prova a riconoscerle insieme a me. Con "Ascoltami": TI ASCOLTO Quello che accade dentro di me può trovare uno spazio nel quale essere accolto, ascoltato e progressivamente raccontato. Con "Io fuori, io dentro": MI RICONOSCO Comincio a rivolgere quello sguardo verso di me e scopro che ciò che mostro fuori non sempre coincide con ciò che vivo dentro. E infine, con "La rabbia di Matteo": POSSO STARE CON QUELLO CHE SENTO L′emozione non deve necessariamente essere eliminata, evitata o immediatamente agita. Posso imparare progressivamente a riconoscerla, tollerarla, comprenderne il significato e scegliere cosa farne. È un movimento che potremmo sintetizzare così: CO-REGOLAZIONE RICONOSCIMENTO CRESCENTE AUTOREGOLAZIONE Ma non è un percorso che termina nell′infanzia. Anche da adulti abbiamo bisogno degli altri per regolarci. Anche noi possiamo perdere temporaneamente la capacità di pensare quando un′emozione diventa troppo intensa. Anche noi continuiamo a imparare qualcosa sul nostro mondo interno attraverso le relazioni. Forse allora crescere emotivamente non significa diventare persone che non si arrabbiano più. Significa poter sentire la rabbia senza essere necessariamente costretti ad agire tutto ciò che la rabbia ci suggerisce. E poter insegnare a un bambino qualcosa di ancora più importante: La tua rabbia può essere molto grande. Io posso aiutarti ad attraversarla. E il nostro legame può rimanere più grande della tua rabbia. Parola guida: REGOLAZIONE "La rabbia di Matteo" Ian De Haes Legami Narrativi Piccole storie che accompagnano grandi emozioni Le emozioni si imparano nella relazione | 4 di 4