Dott.ssa Tenconi Chiara
Cell: 3397815543
14-08-2026
Quando il cervello confonde il passato con il presente - Episodio 2 di 6
Il ruolo dell′amigdala: perché il sistema di allarme continua a proteggerci anche quando il pericolo non c′è più.
"Non capisco perché mi succeda. Razionalmente so che non c′è alcun pericolo." È una delle frasi che ascolto più spesso in studio. Molte persone si sentono frustrate perché comprendono perfettamente che la situazione che stanno vivendo è sicura, eppure il loro corpo reagisce come se dovesse difendersi. Per capire questo fenomeno possiamo immaginare il cervello come una casa dotata di un sofisticato sistema di allarme. L′amigdala rappresenta uno dei principali rilevatori di pericolo. Il suo compito è semplice e straordinariamente importante: individuare rapidamente tutto ciò che potrebbe minacciare la nostra sopravvivenza. Quando il pericolo è reale, questo sistema ci salva la vita. In pochi istanti aumenta il battito cardiaco, accelera il respiro, irrigidisce i muscoli e prepara il corpo ad affrontare la situazione. Il problema nasce quando un′esperienza traumatica lascia una traccia così intensa da rendere il sistema di allarme estremamente sensibile. Da quel momento l′amigdala può iniziare a riconoscere come pericolosi anche stimoli che, in realtà, appartengono al presente e sono del tutto innocui. Una determinata voce, un odore, un luogo affollato, una particolare espressione del volto o perfino una sensazione corporea possono essere interpretati come segnali di minaccia semplicemente perché ricordano, anche inconsapevolmente, qualcosa accaduto molto tempo prima. È come se il rilevatore di fumo iniziasse a suonare ogni volta che qualcuno prepara una semplice fetta di pane tostato. L′allarme funziona. È soltanto diventato troppo sensibile. Per questo motivo le persone spesso dicono: "So che non dovrei avere paura... ma il mio corpo non mi ascolta." In realtà il corpo non sta sbagliando. Sta seguendo un sistema di protezione che non ha ancora avuto l′opportunità di aggiornarsi. L′approccio EMDR aiuta proprio questo processo: permette al cervello di integrare l′esperienza traumatica affinché il sistema di allarme possa tornare a distinguere il passato dal presente. Non si tratta di eliminare la paura. Si tratta di insegnare nuovamente al cervello quando è davvero necessario averne. Una piccola curiosità neuroscientifica: L′amigdala lavora molto più velocemente della parte razionale del cervello. Per questo motivo il corpo può reagire alcuni istanti prima che la corteccia prefrontale abbia il tempo di dirci: "Aspetta... sei al sicuro." Ed è proprio in questo breve intervallo che molte persone sperimentano tachicardia, tensione muscolare o la sensazione di perdere il controllo.