"So che non c′è alcun pericolo, ma il mio corpo reagisce come se ci fosse." È una frase che molte persone pronunciano durante un percorso terapeutico. Il cuore accelera, il respiro si fa più corto, compare una tensione improvvisa nello stomaco o nelle spalle. Talvolta emerge un senso di allarme difficile da spiegare. Altre volte si manifesta una sensazione opposta: ci si sente rallentati, distanti, come se le emozioni fossero improvvisamente spente. Quando ciò accade, molte persone pensano che il proprio corpo stia esagerando o funzionando male. In realtà, spesso il corpo sta facendo esattamente ciò che ha imparato a fare: proteggere. Le esperienze traumatiche non vengono archiviate solamente come ricordi narrativi. Possono lasciare tracce nelle emozioni, nelle sensazioni corporee e nei sistemi automatici di difesa. Per questo motivo, anche quando la minaccia appartiene al passato, il sistema nervoso può continuare a reagire come se fosse ancora presente. Pensiamo a una persona che entra in un luogo affollato e avverte improvvisamente tachicardia e bisogno di uscire. Oppure a chi, durante una discussione, si sente improvvisamente svuotato di energie e incapace di reagire. In entrambi i casi il corpo sta mettendo in atto strategie che, in passato, hanno avuto una funzione protettiva. Il problema non è che il corpo ricorda. Il problema nasce quando il corpo continua a portare da solo il peso di esperienze che non sono ancora state completamente integrate. L′approccio EMDR aiuta la persona a riconoscere queste connessioni tra passato e presente, favorendo una maggiore integrazione delle esperienze traumatiche. Quando ciò avviene, il sistema nervoso può gradualmente aggiornare le proprie risposte e distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che accade nel qui e ora. Il corpo non è il nemico. Spesso è il primo alleato che ci segnala che qualcosa dentro di noi chiede ancora di essere ascoltato.