Quando parliamo di trauma non ci riferiamo solo a ciò che è accaduto, ma a come quellesperienza è stata registrata e conservata nel cervello. Un evento vissuto come eccessivo, improvviso o non sostenuto può alterare temporaneamente il funzionamento di alcuni circuiti neuronali fondamentali, influenzando il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo. Uno dei sistemi maggiormente coinvolti è il circuito limbico, responsabile dellelaborazione emotiva e delle risposte di sopravvivenza. In particolare, strutture come lamigdala possono restare iperattive, mantenendo il corpo in uno stato di allerta anche quando il pericolo non è più presente. Questo contribuisce a sensazioni di ansia, ipervigilanza o reazioni improvvise difficili da controllare. Allo stesso tempo, le aree corticali, in particolare il lobo prefrontale, che ha un ruolo centrale nella regolazione delle emozioni, nel pensiero riflessivo e nella capacità di orientarsi nel presente, possono risultare meno coinvolte. È come se la parte del cervello deputata a valutare, dare significato e modulare le risposte avesse meno accesso alle informazioni emotive legate al trauma. Anche il lobo temporale, coinvolto nella memoria e nella collocazione temporale delle esperienze, può risentire di questo squilibrio. Per questo motivo, alcune sensazioni, immagini o percezioni corporee vengono vissute come attuali, pur appartenendo al passato. Un ulteriore circuito implicato è quello legato al nucleo accumbens, associato alla motivazione, al piacere e alla spinta verso lazione. In seguito a esperienze traumatiche, questo sistema può risultare ipoattivo, contribuendo a vissuti di rallentamento, perdita di interesse, difficoltà a provare piacere o a sentirsi coinvolti nella vita quotidiana. Il risultato di queste alterazioni non è una disfunzione, ma una risposta adattiva: il cervello ha imparato a proteggersi in un momento in cui quella strategia era necessaria. Il problema nasce quando queste risposte continuano ad attivarsi nel presente, anche se il trauma appartiene al passato. Le sensazioni corporee, le percezioni e le emozioni che emergono oggi non sono quindi casuali né eccessive: sono il linguaggio di circuiti neuronali che non hanno ancora potuto aggiornare le informazioni di sicurezza. Lapproccio EMDR lavora proprio su questo livello, facilitando lintegrazione delle memorie traumatiche e permettendo una maggiore comunicazione tra sistema limbico e aree corticali. Quando questi circuiti tornano a dialogare in modo più armonico, le risposte del corpo diventano più flessibili e orientate al presente. Nei prossimi contenuti approfondiremo più nel dettaglio ciascuno di questi sistemi e il modo in cui, attraverso il lavoro terapeutico, è possibile favorire una riorganizzazione più adattiva delle risposte emotive e corporee.